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Ultimo aggiornamento: 15/12/2009
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Home-> Viaggi-> Veneto Ultima modifica: 15/06/2009

Veneto

Verona - Museo Don Mazza

Nel centro di Verona (via Don Nicola Mazza, 14) sorge l’Istituto Femminile Don Mazza, nato nella prima meta’ dell’’800 come casa di accoglienza per ragazze provenienti da famiglie disagiate. Alle ragazze veniva insegnato a leggere, scrivere e fare di conto, qualche nozione di medicina pratica e poi venivano preparate per diventare artigiane del tessile: si partiva con la coltivazione dei bachi da seta, si arrivava alla produzione e tintura di filati di seta con la quale poi si confezionavano fiori finti e ricami meravigliosi!

Il museo e’ all'apparenza minuscolo, ma merita una visita dettagliata perche’ e’ ricchissimo di capolavori da osservare con la lente di ingrandimento (messa a disposizione dei visitatori): un punto pittura che sembra davvero dipinto, con sfumature, giochi di luci e ombre, lucentezza e opacita’… Questo ricamo veniva eseguito dalle ricamatrici su tessuto sul quale erano riportati solo i contorni delle figure, mentre la “tridimensionalita’” veniva creata con immensa bravura seguendo i disegni (spesso dipinti su tela) eseguiti da affermati artisti locali. Le figure ricamate sono molto spesso estremamente complesse (una coppia a cavallo, una lepre catturata in una trappola…), per ciascuna di esse viene proposto il dipinto e l’esecuzione ricamata e ci si stupisce di cosa sia possibile fare con l’ago e un filo (sottilissimo) di seta! Si dice che Don Mazza in persona si prendesse l’onere di verificare che nei ricami non ci fossero fili posizionati in maniera scorretta: in questo caso, tagliava il filo “incriminato” e faceva rieseguire il lavoro perche’ anche un solo filo posizionato male poteva compromettere l’effetto finale del ricamo. Con questa tecnica e’ stato eseguito il famoso Paramento di Don Mazza, oggi conservato ai Musei Vaticani, donato da Don Mazza alla corte imperiale di Praga e, da qui, inviato come dono al Papa Pio IX. Del paramento sono visibili i disegni a colori e alcune delle tavole che sono servite come “guida” per ricamare le figure, alcune di queste tavole sono esposte nella sala dedicata al ricamo, altre nella cappella dell’Istituto. Nella sala del ricamo sono anche esposte alcune campionature ricamate e le matassine di filo di seta utilizzate per la realizzazione dell’opera che ha richiesto per 15 anni il lavoro di almeno una quindicina di ricamatrici. Queste ricamatrici hanno “lasciato il segno”, oltre che nel ricamo, anche sul retro delle tavole a cui si sono ispirate: infatti il retro delle tavole riporta i loro nomi, alcune date e, a volte, delle frasi…

Pur essendo il Paramento l’oggetto “centrale”, la sala del ricamo contiene altri pezzi davvero notevoli, tra  i quali vale senz’altro la pena segnalare i ricami in bianco su tulle eseguiti appoggiando il tulle da ricamare su un disegno (anche in questo caso si privilegiano le figure) e quindi eseguendo una serie di filze per “riportare” la figura sul tulle: l’effetto di chiaroscuro e di profondita’ si ottiene regolando la densita’ delle filze per ogni riga. Un esempio di questo tipo di ricamo e’ a disposizione dei visitatori e puo’ essere osservato da vicino e perfino toccato per capire la consistenza quasi impalpabile del lavoro! Insieme a questo campione, vengono mostrati aghi e filati dell’epoca: se il filato stupisce per la sua sottigliezza, ancora di piu’ stupiscono gli aghi, le cui crune erano davvero invisibili! Tra gli altri pezzi, vale la pena ricordare alcuni fazzoletti da sposa riccamente ricamati a retini microscopici (anche questi osservati con la lente) e punti pieni di grandissima precisione, esempi di ricamo in oro nei quali perfino il tessuto di fondo e’ interamente ricoperto dal ricamo, un sampler a punto croce esposto in modo da vedere anche il retro, eseguito tutto a quadratini e con la “firma” della ricamatrice eseguita con una serie di retini microscopici (occhio algerino) lavorati su un solo filo di tessuto.

Nella stessa sala c’e’ poi una intera vetrina dedicata ai fiori di seta, tanto belli da sembrare veri (pare che l’imperatrice Sissi si sia portata al viso, per aspirarne il profumo, un bouquet che le era stato donato, credendolo di fiori veri!). Abbiamo avuto modo di vedere gli “attrezzi” utilizzati per la creazione di petali e foglie e ci e’ stata offerta una dimostrazione sulla esecuzione di una foglia col bordo frastagliato ed una ricca venatura.

Un altro angolo della sala illustra la coltivazione dei bachi da seta e la produzione della seta: ci sono stati spiegati i metodi di selezione dei bozzoli, il procedimento per ottenere un filato sottilissimo e prezioso, i metodi di tintura (tutti naturali) con i quali si ottenevano le diverse sfumature di colore, calde e morbide.

Siamo quindi passate in una seconda stanza, nella quale due vetrinette mettevano in mostra una quantita’ e varieta’ incredibile di oggetti e lavori! La prima vetrinetta e’ dedicata agli “strumenti” di lavoro: abbiamo visto vecchissimi ferri da stiro, portaaghi, una macchina da cucire che sembra un giocattolo, vecchie cartine di aghi perfettamente conservati, fuselli per avvolgere i filati preziosi d’oro e d’argento e, curiosita’ davvero particolare, un “gonnellino” per il telaio abbastanza simile a quelli che anche oggi utilizziamo per i nostri ricami! Ci e’ stato spiegato che questo gonnellino (di forma rettangolare con due aree vuote al centro, una piu’ piccola ed una piu’ grande) veniva posizionato su un telaio a stagge dal quale non veniva mai rimosso; quando era necessario, si posizionava il tessuto da ricamare al di sotto del telaio, in modo che la parte da lavorare sporgesse da una delle aperture, si imbastivano i due tessuti e si procedeva alla lavorazione. In questo modo non si sciupavano i tessuti “tirandoli” sul telaio, si risparmiava tempo e il lavoro rimaneva pulito.

Nella seconda vetrina c’erano esempi di diversi lavori “femminili” eseguiti dalle ospiti dell’istituto che, oltre al ricamo, si dedicavano ad una moltitudine di altre attivita’: sono presenti molti campioni di pizzo all’uncinetto eseguito con filato sottilissimo, un bordo macrame’, alcuni campioni di pizzo Venezia, un sampler con una ricca varieta’ di retini e, cosa insolita, una lunghissima “sciarpa” eseguita con i ferri da calza che presenta una varieta’ di punti davvero notevole: ogni 5-10cm cambia la lavorazione, il risultato e’ un campionario di punti ai ferri (traforati, intrecciati…) davvero particolare e attualissimo! Nella stessa vetrinetta trovano posto alcune antiche pubblicazioni tra le quali l’immancabile enciclopedia di Therese Dillmont.

Come ultima cosa, poiche’ ricorre l’anniversario della fondazione. abbiamo avuto la fortuna di poter visitare una ricostruzione storica della vita dell’istituto con esposizione di costumi teatrali, strumenti scolastici e di lavoro (tra i quali alcuni stampi per disegnare i bordi da ricamare), quaderni dell’infermeria e fotografie.

La gentile signora Gabriella ci ha guidate in questa esperienza meravigliosa ed e’ stata una guida insuperabile nel comunicarci la sua passione per quello che ci mostrava e, soprattutto, la sua assoluta fiducia e gratitudine per l'Istituto del quale lei stessa e' stata prima ospite e poi educatrice. Col suo permesso, pubblichiamo le immagini che vedete in questa pagina. A lei va un particolare ringraziamento per la pazienza e competenza con cui ha risposto alle nostre domande e curiosita’.

Presso il museo e’ possibile acquistare la bellissima pubblicazione "Il paramento Don Mazza" (leggi la recensione) che illustra nel dettaglio la storia dell’Istituto, la lavorazione della seta e la storia completa del paramento, con una grande ricchezza di immagini.

La visita al Museo si effettua su appuntamento.

Informazioni sull'Istituto, sul fondatore, sul museo e sulle attivita' in corso.

(cliccare sulle immagini per ingrandirle)

Redatto da MariaRosaria