Visitatori:
Mi sono avvicinata al ricamo “Trapunto Fiorentino” con molta curiosità, l’idea del ricamo a rilievo mi affascinava ed apriva altre possibilità oltre la bidimensionalità con la quale ero solita confrontarmi; pensavo di utilizzare questa tecnica per realizzare ricami innovativi, invece mi ha conquistato la sua storia, il modo più antico di essere ricamata, la tecnica medievale rappresentata in modo sublime dalle “Coltri Guicciardini”.
Queste due coperte sono state ricamate alla fine del 1300 da ricamatori siciliani e da allora appartenute alla famiglia fiorentina Guicciardini, fino alla fine dell’’800 e inizio ‘900, quando sono state vendute, una al Museo V&A di Londra e l’altra al Museo Nazionale del Bargello a Firenze dove tuttora sono conservate.
L’origine è quindi siciliana quando i laboratori di questa regione i “TIRAZ”, erano il centro di produzione di ricami più importante del mediterraneo, raccoglievano influenza e manodopera dall’oriente e i sovrani vi commissionavano i lavori più preziosi.
Questa tecnica, comune anche ad altri paesi del bacino del mediterraneo, prevede l’imbottitura del decoro ed ottiene la duplice funzione di decorare in rilievo e tenere caldo. Questo è anche il motivo del suo successo in Europa dove il clima è anche più rigido; così ritroviamo la lavorazione del trapunto nei secoli successivi, non solo per le coperte ma anche per l’abbigliamento, sia maschile che femminile.
Il
V&A conserva nelle sue collezioni tessili vari esempi di costumi così
ricamati come seicenteschi bustini di abiti femminili, molto ricchi nei motivi
imbottiti ed ulteriormente decorati da punti di ricamo come nodini, e punti
tirati.
Bellissima una giacca da uomo estiva, ricamata su lino naturale sbiancato e lucidato, per dare un colore uniforme ed una texture compatta, sulla quale sono stati ricamati motivi floreali a piccoli ramage a riempimento del fondo. La giacca si rifà alla fine del 1630, quando la moda prevedeva la vita al punto giusto e larghe falde sotto. Le maniche hanno aperture sul dietro dalle quali si intravedeva la camicia. I bottoni molto decorativi confermano che si tratti di una giacca formale anche se il lino era di solito usato per la biancheria.
Il filo utilizzato per i ricamo è un lino sottile tono su tono.
Per le “Coltri Guicciardini” invece sono stati utilizzati due tipi di filo: uno bianco naturale per il fondo, l’altro marrone in contrasto con il tessuto, per evidenziare i particolari delle scene.
Infatti queste coperte oltre al valore decorativo è affidato anche un compito narrativo: di raccontare ed esaltare le gesta cavalleresche di Tristano, identificandolo con un personaggio della famiglia Guicciardini. Così attraverso varie scene di cavalieri, di viaggi e di conquiste la storia ed il mito si confondono, l’amore contrastato tra Tristano e Isotta si sviluppa attraverso le immagini e le parole ricamate sulla tela.
I particolari sono estremamente curati pur nella loro ingenuità, la tecnica esecutiva richiede disegni stilizzati e pochi tratti di filza colorata rendono in modo realistico un movimento o l’espressione di un viso; semplici decorazioni servono ad arricchire i finimenti di un cavallo indicando la nobile origine del suo cavaliere. La figura e' tratta da "Ricami Italiani Antichi e Moderna" di Elisa Ricci, 1925.

Strategici e molto decorativi sono i tralci inseriti negli spazi fra una scena e l’altra: tralci di roselline a sei petali, di quercia o di vite che hanno un motivo funzionale, di riempimento di spazi vuoti, ed uno simbolico di sentimenti fermi e cristianità.
L’ipotesi che lo storico Pio Rajna ha proposto in un suo famoso studio (“Romania”,ottobre 1913), è che le due Coltri fossero state in origine una soltanto, secondo la misura dei letti del periodo trecentesco; solo successivamente separate ed in questa fase addirittura modificata la sequenza delle immagini. Infatti secondo lo studio ricordato, confrontando le due Coltri, non esistono ripetizioni di scene e qualcuna è anche interrotta con un taglio brusco che abili mani hanno magistralmente ricucito. La figura e' tratta da "Ricami Italiani Antichi e Moderna" di Elisa Ricci, 1925.
La tecnica esecutiva è un’impuntura che segue le linee del disegno, -filo di lino? marrone- e tiene insieme due tessuti di lino bianco naturale, all’interno dei quali è stata inserita della lana che conferisce il caratteristico rilievo alle figure.
Il fondo delle scene è ulteriormente ricamato da una filza in tonalità con il fondo che arriccia leggermente il tessuto esaltando la tridimensionalità dell’intero lavoro.
Ho avuto modo di ammirare la “Coltre Guicciardini” conservata al Museo del Bargello a Firenze, è stata un’esperienza emozionante per la forte carica comunicativa che questo pezzo mantiene e per le sue misure importanti oltre 2 metri x 2 metri. Al momento è possibile visitarla solo su appuntamento perché conservata nei magazzini ma il personale del Museo è disponibile e gentile per ogni informazione.
La
“Coltre” conservata al V&A a Londra, è in questo periodo in restauro,
la troviamo fotografata nei vari testi che parlano di Trapunto Fiorentino, ci
auguriamo che dopo il restauro possa essere esposta nella ricca collezione
permanente, l’interesse intorno a questi due pezzi è notevole e lunga la
lista di attesa per ammirarli.
Andando avanti nel tempo, troviamo ancora esempi di ricami a Trapunto Fiorentino, nei corredi del XX secolo e riguardano soprattutto la biancheria e l’abbigliamento da casa; colli e polsi di vestaglie da camera, in raso di cotone o seta hanno avuto larga diffusione tra gli anni ‘50 e ’60, accompagnate da buste portabiancheria, sempre in seta e preferibilmente colorata in rosa, verde o celeste, imbottita il più delle volte con lana colorata per differenziare i colori delle diverse zone ricamate.
Diverse le coperte ricamate nell’ultimo secolo sempre in seta e con doppio diritto, dove il gioco dell’imbottitura prende tutto il motivo, scompare la filza di fondo usata nella primitiva tecnica delle Coltri Guicciardini, l’aspetto è più morbido e lucente, vengono eseguiti disegni geometrici o floreali in linea con il gusto e i decori del periodo.
La lavorazione di queste trapunte è diffusa nei laboratori intorno a Firenze ed ampia la loro produzione.
Risale ai primi del ‘900 il lavoro di Albertina Sampietro Beccari che riprendendo la tecnica antica, ricamò una famosa coperta in cui sono riprodotti gli avvenimenti principali della Prima Guerra Mondiale; rifacendosi agli antichi modelli ha usato questo ricamo per narrare. L'immagine seguente e' tratta da "Ricami Italiani Antichi e Moderna" di Elisa Ricci, 1925.

Sono
attratta da questa interpretazione, il linguaggio proprio di questo ricamo è il
bassorilievo, la rappresentazione, con un immediato effetto comunicativo.
Proprio un bassorilievo ligneo trecentesco, “il
ciclo dei mesi” del Portale della Pieve Vecchia di Arezzo, è stato di
ispirazione al lavoro, eseguito dal laboratorio tessile di Alice, che ha portato
alla realizzazione di una serie di 12 cuscini.
A seconda del materiale utilizzato l’effetto cambia e la possibilità creativa si moltiplica. L’invito a provare la tecnica del Trapunto Fiorentino è un invito ad un recupero culturale ma soprattutto all’uso di un ricamo libero ed insolito, dove la sensibilità personale ha grandi spazi di movimento. Nella figura seguente il laboratorio tessile di Alice interpreta il mese di Novembre, tratto da "Il ciclo dei mesi"
La coperta Guicciardini, nella sezione Storia.
Il laboratorio tessile di Alice
Per ulteriori informazioni e riferimenti, vedi la pagina Associazioni: Toscana
Museo Nazionale del Bargello, a Firenze
Victoria and Albert Museum, a Londra
Redatto da Rosalba Pepi