Visitatori:
Mi sono imbattuta nei ricami di Anghiari nel 2004, quando, a Sansepolcro, nell'ambito della XI Biennale Internazionale del Merletto, mi invitarono a partecipare, con le pubblicazioni di Elisa Ricci
(), alla mostra bibliografica: prima uscita pubblica, di cui sono ancora molto grata ai responsabili.
Il mio interesse per Sansepolcro era nato due anni prima. L'occasione: la lettura di un articolo di Laura Orvieto sul "Marzocco", dove si raccontava dell'aiuto che Elisa Ricci aveva dato alle sorelle Marcelli. L'intervento fu soprattutto organizzativo e, per molti riscontri, lo colloco verso il 1903 o il 1904. Elisa aveva capito immediatamente il grande potenziale, la bravura e la capacità di sviluppo. Procurò i bei disegni che le sorelle cercavano (di alcuni è rimasta evidentissima traccia), suggerì di preparare un campionario pratico e dette l'indirizzo di Sansepolcro a tutte le persone che conosceva.
È noto anche che le Marcelli ebbero l'aiuto delle sorelle Amari, entrambe dotate di grande senso artistico e profonda cultura: Francesca e Carolina.
Meno noto è il fatto che, ancor prima di Elisa e delle Amari, un'altra persona fu alla base della fortuna del merletto di Sansepolcro: Beatrice Lyle Smith che, all'inizio del novecento, aveva intrapreso l'avventura dei "ricami d'Anghiari".
Scriveva Ginna Marcelli nel 1918:
"È una signorina inglese che stava a Sorci, nipote della Baronessa Giachetti. Quello che fece per noi questa signorina non si può immaginare, è uno di quei nobili cuori che non cercano nulla per sé e sempre pronti a sacrificarsi per gli altri. Quando mi vide a buon porto ci lasciò fare, per lasciare a noi tutto il merito, però ogni tanto le scrivo sempre."
In realtà Beatrice Lyle Smith era irlandese. Se si guarda da lontano, non pare, per alcuni, esserci molta differenza tra Inghilterra e Irlanda... sempre lassù a nord...
I dati biografici non sono tanti e ancora in fase di raccolta, non facile visti i tempi e i luoghi:
Beatrice Lyle Smith:
Nata il 5.4.1863 in Inghilterra o in Irlanda
Risulta aver abitato ad Anghiari fino al 1917
Risulta aver abitato a Firenze dal 26.3.1917 fino al giorno 11.3.1939
Lasciò Firenze per l'Irlanda nel 1939
La Lyle Smith non abitava proprio ad Anghiari, ma in una località vicino, Sorci, dove sembra ci fosse una "colonia" inglese o irlandese. Alcune storie legano l'Irlanda anche al merletto dell'Isola Maggiore sul Lago Trasimeno. Si sa che si deve alla Marchesa Elena Guglielmi, nel 1904, la nascita della tradizione ma ho sentito racconti (tradizione orale riportata da persona in cui avevo molta fiducia: Giorgio Calligaris) che coinvolgono una signora irlandese sia per questo merletto che per quello di Sansepolcro: forse la stessa persona? Forse la stessa Lyle Smith? Forse una amica, conoscente, parente, della Lyle Smith? Incomincio a intuire, a poco a poco, che, dietro le persone importanti e in vista, legate ad alcune famose manifatture, ci possa essere stata una maestra, brava, discreta, rimasta sempre in secondo piano se non, addirittura, sparita da ogni memoria.
Non sono ancora riuscita ad individuare la Baronessa Giachetti, che, nelle citazioni - per errori di trascrizione - potrebbe comparire anche come Giacchetti, con due "c". All'epoca, molti nobili italiani avevano sposato donne di buona famiglia, americane o inglesi o...irlandesi. Forse la Baronessa Giachetti, si chiamava così da sposata. Forse veniva dall'Irlanda.
Beatrice Lyle Smith viene ricordata con nomi diversi, diminutivi o modificazioni, con errori che si sono propagati. Ho trovato, con riferimento sempre alla stessa persona: Beatrice, Bice, Etta, Ethel, Ethle, Ester
Il cognome è quasi sempre Lyle Smith, ma anche Lyle Smyth
Cenni dei ricami d'Anghiari, si trovano in alcuni testi ed articoli. Per chiarezza e semplicità riporto alcune importanti notizie in ordine di data, mettendo in evidenza le referenze delle pubblicazioni dove compaiono le due uniche immagini che fino ad ora sono riuscita a trovare.
1901 Inizio della attività.
1902 Torino: Esposizione Internazionale di Arti Decorative Internazionale. I ricami d'Anghiari compaiono in pubblico per la prima volta in una modesta piccola vetrina. Subito si delineò il loro successo. Piovvero a centinaia le ordinazioni di riproduzioni dei lavori esposti e i più severi critici di arte ne ripeterono su molti giornali grandi elogi.
1903 La data compare in fondo ad un articolo, Le Industrie Femminili Italiane, firmato da Amelia Rosselli sull'"Almanacco Italiano" del 1904, a pag. 338

Fig. 1 . Tessuto e Ricamo eseguiti dalle contadine di Anghiari
[..] In Anghiari (Toscana) fin dai tempi più remoti le contadine tessevano rozze tele per gli usi domestici. Miss Lyle Smith pensò di applicare su quelle tele dei ricami in tinta unita, per i quali fornisce ella stessa i disegni, ed ecco che quei ricami rozzi ed artistici al tempo stesso, adattati a tovagliette da the, a tovaglioli, a sottocoppe, a piccoli tappeti ec e intramezzati da merletto a fusello portano nei salotti cittadini una nota originale, evocandovi, fra i ninnoli eleganti, l'agreste profumo dei campi. Ho veduto dei panneaux, adorni alle estremità di una balza ricamata su un motivo a pavoni (Fig. 1), messi in vendita al mite prezzo di sette lire; ciò fa sì che le ordinazioni fiocchino da ogni parte, con grande soddisfazione della donna gentile la quale non sfrutta, come molti, le caratteristiche bellezze del nostro paese per il proprio egoismo individuale, bensì per trarne materia di sostentamento a grna numero di famiglie bisognose.[..]
1904 St. Louis, Stati Uniti: Esposizione Internazionale. Esposizione importante dove l'Aemilia Ars, Bologna, vinse il "Grand Prize" per una culla (cradle), ben nota agli appassionati, e merletti. Ethle, Beatrice-Smith, Arezzo, vinse la medaglia d'oro per hand embroidery (ricami a mano).
1905 (?) Esposizione del Salon a Parigi (il dubbio nasce perché a Parigi ci furono molte esposizioni con questo nome). Il commento: essere ammessa a questa esposizione era distinzione ambitissima che raramente vien concessa a lavori di ricamo
1906 Milano, Esposizione del Sempione. Nel libro storico che celebrò la grande esposizione in cui, per un incendio, venne distrutto completamente il padiglione delle arti decorative, si parla di Anghiari, di Beatrice Lyle Smith e si danno alcuni dettagli importanti. All'epoca si parla di 40 artefici e di un capitale di 7000 lire messo da parte in soli 5 anni di vita ( da cui 1906 - 5 = 1901, l'anno di inizio).
1907 Venezia, Settima Esposizione internazionale d'arte della citta di Venezia. La portiera ricamata della porta d'ingresso della Sala "Arte del Sogno" reca, in didascalia, il nome di Bice Smith (vedi immagine seguente)
1909 Berlino. Esposizione di lavori Popolari presso il Lyceum Club di quella città
1910 Citazione dei ricami in un testo sulla Beneficenza in Italia
1911 Citazione dei ricami nel testo Dal compasso all'ago, di Giacomo Tagliavini
1915-1918 Partecipazione alle vicende belliche italiane (aiuti e beneficenza). Citazione di Etta Lyle Smyth (sic!) in The Gino Speranza's Diary, pubblicato nel 1941 da Florence Colgate, moglie di Gino Speranza
1922 Citazione dei ricami nel Manuale d'arte decorativa antica e moderna, di Alfredo Melani
1925 Citazione solo di Anghiari nel testo di Elisa Ricci, Ricami Italiani Antichi e Moderni
1929 Citazione dei ricami nel libro della Petrali Castaldi, L'opre leggiadre.
Sono segnalate altre esposizioni in Europa, sempre nei primi anni del novecento.
Fatto il disegno, si contornano le figure con una semplice filza (andata e ritorno) per formare una linea continua. Il filo, per il contorno, è scuro.
Si riempie il fondo con punto rammendo (filze sfasate di andata e ritorno) o con punto stuoia.
Da tenere presente, nel cercare qualche riscontro, che il punto doveva essere semplicissimo e veloce, adatto a mani "incallite", come è stato descritto.
I ricami di Anghiari, da quanto raccolto fino ad ora, erano belli, rustici, particolari, molto ammirati. Anche se la produzione non era grandissima mi sorprende di non essere riuscita a trovare neppure un manufatto e di aver trovato così pochi commenti. C'è da dire che la mia ricerca su giornali non è stata molto approfondita. Una prima indagine, senza molto successo, è stata fatta da una amica su giornali di Arezzo. Sorprende che, almeno in occasione di partecipazione a importanti esposizioni, non sia stato detto molto ma forse non si è cercato nel modo giusto.
La ricerca di manufatti ad Anghiari è stata fino ad ora infruttuosa. Ma, riflettendo, quello è proprio il posto dove, ragionevolmente, è rimasto poco: si faceva per vendere. I manufatti erano così colorati e particolari da non entrare in corredi normali. Si dovrebbe allargare la ricerca a centri più importanti, Arezzo, per esempio, ma, soprattutto, Firenze.
È stato difficile trovare anche le foto: due veri colpi di fortuna, cercando altro. La prima illustrazione, quella dei pavoni, è stata da me colorata in blu seguendo le indicazioni di Amelia Rosselli, nel tentativo di capire l'effetto. Il particolare ingrandito può aiutarci in qualche interpretazione:
La seconda figura, la portiera, dimostra un disegno piuttosto originale, a due colori, e può dare l'idea della fortuna dei ricami. Sicuramente l'invito a partecipare alla Biennale di Venezia dimostra la stima e l'ammirazione del mondo artistico.
I Ricami di Anghiari sono spariti dalla memoria ma possono essere stati ispiratori di altri ricami del tempo. Dopo il 1929 non ho trovato nessuna traccia e la motivazione va forse ricercata nel fatto che, eseguiti in gran parte per la vendita o l'esportazione, risentirono della crisi dei tempi. È anche possibile una precedente crisi durante la prima guerra mondiale dovuta al trasferimento della Lyle Smith a Firenze. Forse la "fine" del suo interessamento risale a quel periodo e si può ipotizzare un lavoro che continuò per un po' solo per inerzia, con vecchi disegni.
È mia speranza ritrovare manufatti originali in modo da poter ricostruire i disegni e la tecnica. È mia speranza che i lavori rivivano proprio ad Anghiari, là dove sono nati e dove sarebbe giusto rinascessero.
Segnalo che due signore del luogo, Teresa Andrzeyewski e Elena Bartolini, con grande coraggio ed iniziativa, stanno tentando un recupero seguendo il poco ritrovato.
Un ringraziamento all'amica Liana Pate Donnini. Un ringraziamento a Mario Del Pia che mi è di grande aiuto in ricerche locali.
Redatto da Bianca Rosa Bellomo