Visitatori:
Grazie ad una amica, ho avuto l’occasione di sfogliare alcune vecchie annate della rivista Mani di fata! Le annata sono rilegate in due grossi volumi, uno comprende tutte le riviste dal 1925 al 1929 e l’altro le riviste del 1931 e 1932. Il primo volume e’ in assoluto il piu’ interessante dal punto di vista storico, in quanto Mani di Fata e’ stata fondata proprio nel gennaio del 1925 e quindi, tramite questa raccolta, si puo’ seguire la sua storia fin dalla prima pubblicazione!
La direttrice, all’epoca, era
Lucia Petrali Castaldi che
intitola il primo editoriale “Incominciando” ed esordisce cosi’:
Mani di Fata… nel leggere le brevi parole, non vi sorridono
al cuore gioconde rimembranze? Non vi sentite nel pensiero tornare fanciulline,
allorquando il filo di una buona fata, nell’ambita novella, tesseva anche per
voi singolari avvenimenti?
Questi editoriali si ripetono in tutti i numeri della rivista, fintanto che Lucia Petrali Castaldi ne e’ direttrice e, dal numero 2 in poi, sono intitolati “Per voi, donne gentili”; il tono e i contenuti sono sempre piuttosto poetici (anche se al nostro orecchio moderno possono sembrare alquanto obsoleti!), di solito si riferiscono all’alternarsi dei mesi e spesso sono riportati versi in tema con la stagione in corso. La rivista viene citata in questi editoriali in maniera lieve, quasi per inciso, spesso per ringraziare qualche lettrice cha ha inviato commenti e suggerimenti. Si intuisce, sfogliando la rivista, che Lucia Petrali Castaldi parlava al cuore delle sue lettrici ed era davvero in sintonia con loro: tra la corrispondenza di dicembre, molti sono i messaggi di auguri per l’onomastico della direttrice (Santa Lucia, 13 dicembre) inviati dalle lettrici.
Il primo numero e’ piuttosto povero: solo 8 pagine in totale, le immagini sono tutte in bianco e nero (compresa la copertina) e la pubblicita’ e’ davvero minima (ultima pagina dedicata alla ditta Nava che vende i materiali per eseguire i lavori, mezza pagina dedicata al libro “Ricami in Lombardia” acquistabile da Eredi Canetta e un trafiletto dedicato ai filati francesi M.F.A.), I lavori proposti sono di conseguenza poco numerosi: una tovaglia da the a punto pisano (in copertina), una copertina da culla, una tendina a punto passato, una bordura a punto antico ed una a reticella sarda, un cuscino con damina (ricamo e applicazione) e camiciole da indossare come biancheria. Le spiegazioni di questi lavori (come pure di tutti quelli futuri) sono ridotte al minimo, di solito viene dato solo l’elenco dei materiali e dei punti, supponendo che, chi legge, sappia gia’ eseguire sia i ricami che la confezione degli oggetti proposti.
Dal secondo numero in poi, comincia la rubrica della corrispondenza delle abbonate: i primi messaggi chiedono chiarimenti riguardo all’abbonamento (7,25 lire per l’abbonamento annuale!) o esprimono preferenze sui lavori da pubblicare (abiti da bambino, tovagliette, lavori a punto Palestrina…). Particolare la lettera di una suora (ricordiamo che il ricamo in quegli anni veniva praticato e insegnato nei conventi) che chiede non venga pubblicato niente che sia “pascolo di giovanili sbrigliate fantasie” e alla quale viene risposto che la rivista trattera’ sempre “di lavori moderni, utili e decorosi, in forma corretta”. Le risposte hanno sempre un tono gentile, ci si rivolge alle lettrici utilizzando il “lei”, ma, nonostante questo possa apparire eccessivamente formale, le risposte sono sempre esaurienti, anche quando si tratta di argomenti “spinosi” (riviste o materiali mai arrivati a destinazione). Nei numeri successivi questa rubrica si arricchisce sempre piu’ di domande tecniche sulla esecuzione o la storia dei vari punti: ci vuole una grande pazienza e molto tempo a disposizione per leggere i diversi messaggi, ma ne vale assolutamente la pena perche’ si trovano informazioni molto interessanti.
Sfogliando i vari numeri, si vede chiaramente che la rivista progredisce con successo: il numero di pagine cresce in maniera costante e proporzionalmente aumentano le inserzioni pubblicitarie: all’inizio la pubblicita’ riguarda quasi esclusivamente il mondo del ricamo e dei lavori femminili, poi progressivamente, a questi annunci se ne affiancano altri di genere molto diverso, dai prodotti di bellezza, ai farmaci, ai gioielli e all’argenteria… In genere si tratta sempre di articoli rivolti alle signore o all’infanzia, e’ interessante notare come queste due categorie di persone, negli anni ’20 e ’30 venivano spesso considerate come un insieme unico, per esempio la rubrica medica viene tenuta da una dottoressa che e’ specialista in “malattie della donna e del bambino”!
Nel numero di settembre 1925, fa la sua comparsa il colore! All’inizio solo poche immagini, di solito in copertina, poi, da gennaio 1926, sono a colori anche alcune immagini all’interno.
Piu’ o meno in questo periodo, inizia la pubblicazione della rubrica “Gentili usanze del viver cortese”, assolutamente da leggere perche’ rispecchia le usanze di un mondo ormai scomparso e per noi lontanissimo e anche un po’ incomprensibile! La rivista si va arricchendo inoltre di altre rubriche: consigli medici e per la bellezza (definiti “consigli di toeletta”), consigli pratici per la gestione della casa e ricette di cucina, fino (e siamo negli anni ’30) alla pubblicazione di alcune novelle. Molto simpatica la pubblicazione della rubrica Fiori d’arancio nella quale le “fatine” (cosi’ venivano chiamate le lettrici) annunciano le loro nozze e, successivamente, una nuova rubrica per le partecipazioni di nascita.
Ma veniamo ai lavori proposti: la rivista presenta nei primi anni essenzialmente lavori di ricamo, ma non solo questi: uno spazio e’ sempre dedicato al cucito, con proposte di modelli sia per la biancheria intima che per l’abbigliamento da donna e da bambino; ci sono poi lavori ad uncinetto o a maglia (alcuni direi piuttosto attuali, alla luce del grande “ritorno” che la maglia vive in questo momento) e, per un certo periodo, perfino dei lavori di pirografia!
Per quanto riguarda il ricamo, i disegni sono di gusto decisamente datato, ma all’epoca erano molto apprezzati (lo si legge nella corrispondenza) per la novita’ e modernita’! Credo che alcuni disegni siano riproponibili oggi, magari con qualche leggera modifica e punti e colori diversi, ma nell’insieme direi che sono utili essenzialmente come ispirazione e spunto. La tecnica sicuramente piu’ pubblicata e’ l’intaglio in tutte le sue varianti, utilizzato su capi da arredo, ma anche su capi di biancheria intima e, spessissimo, su arredi sacri che vengono proposti con una certa regolarita’, segno di una fiorente attivita’ in questo settore. Molto spazio viene dato anche al ricamo su rete, spesso sono pubblicati lavori a punto croce o, piu’ in generale, a punti a fili contati (presenti piu’ frequentemente negli anni ’30), molti i lavori a punto antico e a punti “traforati” (es: punto pisano), ma in genere tutti i punti e le tecniche sono rappresentati: dal Palestrina, al Bandiera, all’Assisi, al Deruta, ai semplici ricami a punto erba… All’epoca si ricamava praticamente di tutto: arredi domestici (tovaglie, biancheria da letto, tende, cuscini…), arredi sacri, borse, sacchetti per i fazzoletti o i gioielli, biancheria intima, piccoli capi di abbigliamento (es: colletti e polsini)… Tra le cose piu’ curiose vorrei ricordare i poggiatesta per l’auto (sono delle specie di centrini da sistemare sui sedili dell’automobile all’altezza della testa, probabilmente per non sciupare la tappezzeria, come si usava anche per divani e poltrone), una “copertina” per la vasca da bagno (un telo tutto ricamato che serviva a coprire la vasca da bagno quando non veniva usata), la tendina per proteggere la biancheria negli armadi (gli armadi avevano comunque le ante, queste tendine erano considerate una ulteriore protezione per i capi), alcuni deliziosi ombrellini parasole e un servizio da liquore!
Leggendo queste riviste, ho trascorso delle ore stupende in un mondo completamente diverso dal nostro, nel quale le donne non correvano come matte, ma potevano dedicarsi al ricamo, nel quale esisteva la “stanza guardaroba” nella quale riporre sontuosi corredi, nel quale le signore che viaggiavano in treno non dovevano togliersi il cappello o le signorine oltre i trent’anni erano considerate “attempate”!
Nel complesso credo che queste riviste siano da ritenersi un documento storico del costume e dei gusti di un’epoca: sono molto grata alla amica che, conoscendo e condividendo la mia passione per il ricamo, me la messe a disposizione!
Per acquistare vecchi numeri di Mani di Fata (o di altre riviste di ricamo) cercare nei mercatini o nelle fiere di antiquariato, oppure, in rete, consultare il sito ebay.
Redatto da MariaRosaria