Visitatori:
Il libro e' in realta' il catalogo della bellissima mostra svoltasi a Bologna nei mesi di febbraio e marzo 2008 (reportage). Il libro inizia con una introduzione della curatrice del museo che ha ospitato la mostra, che ci illustra la storia e lo spirito del museo e del suo creatore: "mettere modelli di alta qualita' a disposizione di coloro che dovevano creare oggetti d'uso". Segue la descrizione della mostra vera e propria, con tutte le fotografie dei pezzi esposti: non solo ricami, ma anche antichi testi e riviste e, soprattutto, i disegni originali! Il libro spiega molto bene il percorso seguito dalle merlettaie "moderne" nell'esecuzione dei loro capolavori: i disegni originali, "trasformati" in disegni escutivi sono poi stati realizzati con ago e filo. Per ciascun merletto esposto, oltre alla foto, viene fornito il disegno esecutivo di dimensione esatta (non in scala). Viene inoltre presentata una panoramica storica della tecnica. Si presuppone che chi vuole eseguire i merletti conosca gia' la tecnica. Per l'acquisto rivolgersi alla Associazione" Il punto antico".
Redatto da MariaRosaria
Si tratta di un cofanetto di cm.19x14 rivestito in tela rossa con stampigliature in oro che contiene due volumi: il primo è la ristampa anastatica di “Disegni di trafori a punto in aria” edito nel 1909 da Cleofe Mingarelli Ricci, ed il secondo presenta tutti i 240 disegni di Cleofe realizzati ad aemilia ars. La ristampa è rispettosa delle caratteristiche dell’originale: il formato delle pagine, lo spessore della carta, il colore della copertina e tutti i disegni sono riprodotti fedelmente in ogni particolare. Il secondo volume, di 110 pagine, contiene una spiegazione generale delle tecniche dell’aemilia ars e le spiegazioni dettagliate per l’esecuzione di diversi motivi realizzati. Le foto dei lavori sono chiare e di qualità e le spiegazioni sono accurate. È un’opera ideale per chi vuole avvicinarsi all’aemilia ars. I testi sono in italiano e in inglese. Per l'acquisto rivolgersi alla Associazione" Il punto antico".
Redatto da Associazione "Il punto antico"
Cofanetto di piccole dimensioni, elegantemente rilegato in
tela rossa con scritte dorate. Contiene due libri: la ristampa del libro di
Cleofe Mingarelli Ricci : “Disegni di trafori – Punto in aria” che si può vedere anche
sul sito dell'Universita'
dell'Arizona e un altro libro, di uguale formato, ma
stampato in carta lucida, che contiene le fotografie dei modelli che sono stati eseguiti dal Gruppo di Ricamo “Il Punto Antico” di San Giovanni in Persiceto e
le spiegazioni bilingui (inglese-italiano) con reportage fotografico per
l’esecuzione di un buon numero di
disegni. I modelli sono per lo più di piccole dimensioni, alcuni possono sicuramente
essere adattati per riempimenti di reticello, e credo che possano essere
assemblati per formare disegni di dimensioni maggiori. All’inizio c’è una scuola che fornisce gli
elementi “di base” per eseguire una trina Aemilia Ars, con spiegazioni molto
dettagliate, anche degli ostacoli che tutte incontriamo per esempio quando
dobbiamo cambiare il filo nel corso della lavorazione di un motivo. Il tutto è
fotografato nei particolari.
Si tratta innanzitutto di un oggetto molto bello, sia come
carta, che come rilegatura. Trovo l’idea della riedizione del libro corredata
da spiegazioni “moderne” ottima, molto originale, e molto apprezzata, vista la
penuria di testi tecnici in questo ambito.
Redatto da Silvia
Cofanetto presentato a Italia Invita 2007, contenente un libretto didattico sull'Aemilia Ars e una ristampa di "Disegni di Trafori a Punto in Aria" di Cleofe Mingarelli Ricci del 1909, contenente 240 piccoli motivi per l'Aemilia Ars. La parte didattica è in doppia lingua, italiano e inglese, e spiega come realizzare buona parte dei motivi presentati nella seconda parte. All'inizio vengono illustrate due cose fondamentali: come preparare il supporto e dove vanno inseriti i punti di appoggio. Poi con l'uso di alcuni dei disegni della seconda parte, da semplicissimo a via via più complicato, vengono spiegati i punti e l'interpretazione del disegno. Ci sono molte foto che illustrano chiaramente i vari passaggi. Sembra veramente che si possa imparare l'Aemilia Ars da un libro.
Redatto da Laura
Il cofanetto è formato da due
parti. La prima è la ristampa anastatica di un volumetto di disegni, del
1909, di Cleofe Mingarelli Ricci, "Disegni di trafori. Punto in aria"; la seconda parte – si legge nella
prefazione – presenta la realizzazione di tutti quei disegni, con la
spiegazione generale della tecnica dell’Aemilia Ars e le spiegazioni
dettagliate per la esecuzione di alcuni di quei motivi.
Prima parte: conosco da
tempo il libretto del 1909 e conscia di una sua, anche se relativa, utilità,
alcuni anni fa l’ho fatto arrivare proprio io, per la divulgazione, al famoso e
mai troppo lodato sito dell’Universita'
dell'Arizona.
Altre volte ho ribadito che, pur portando
nell’introduzione le parole Aemilia Ars, con molta cautela si deve affermare
che i disegni sono dell’Aemilia Ars. Vorrei sottolineare il fatto che il titolo
è Disegni di trafori. Punto in aria. E con questo titolo sono ovviamente
in accordo. Nell’introduzione poi si legge che il Pizzo a trafori a punto in
aria è conosciuto sotto il nome di pizzo aemilia ars. E queste due parole “è conosciuto” dovrebbero
portare a qualche dubbio e a qualche riflessione.
Siamo nel 1909, l’Aemilia Ars – e parlo della
società - pur con qualche rara voce dissonante,
era in grande splendore, famosa, notissima, ammirata, copiata. Aveva portato
nuova vita alla tecnica del reticello e al punto in aria che da questo deriva:
naturale che ci fosse qualche lavoro che sfruttasse tale fama e tale
ammirazione.
Il libro non era una diramazione della famosa
società bolognese e, in effetti, nonostante i tanti articoli e saggi
sull’argomento non l’ho mai visto citato da persone che allora se ne
occupavano. Il fatto poi che nel titolo non compaiano esplicitamente le due
parole Aemilia Ars può anche far pensare a problemi di copyright
sull’utilizzo del nome.
Il libro, secondo il mio parere, visto dal punto di
vista della presentazione della ristampa, accrescerà ancora di più la
confusione sull’argomento. Siamo ben lontani dall’idea che io ho della Aemilia
Ars, non abbastanza difesa nella sua tradizione e purezza.
Convengo comunque sull’utilità dei disegni la cui
esecuzione può costituire un utile esercizio per arrivare ad una tecnica sicura
e impeccabile.
Seconda parte: lodevole lo sforzo di partire dai disegni per
guidare ad una loro realizzazione e buona l’idea di utilizzare un filo rosso
nel suggerire un metodo del cambio del filo. Ottima, come sempre, l’idea della
traduzione in inglese.
Alcune osservazioni:
l'utilizzazione nelle
illustrazioni di uno sfondo chiaro e l’uso di un filo altrettanto chiaro non
facilita la visione della tecnica;
piccolissimi e quindi di
una certa difficoltà nella comprensione i disegni che portano in rosso la
posizione dei punti di appoggio. Questi spesso si mimetizzano quando sono presenti
in una parte tratteggiata. È anche vero, comunque, che alcune buone lezioni,
fatte da persone che vogliono veramente trasmettere, possono servire a tracciare
da soli i punti di sostegno: la posizione di questi punti risponde a
ragionamenti ben chiari cui tutti possono arrivare, soprattutto quando si
tratta, come è appunto il nostro caso, di disegni in gran parte geometrici;
insegnare per iscritto
come si lavora all’Aemilia Ars non è certo facile. Difficile quindi riuscire a
mantenere un certo equilibrio nella stesura di un testo. Qualcosa si omette sempre
ma alcuni punti importanti si dovrebbero dire come, per esempio, a pag. 20, nel
parlare dell’inserimento del merletto si poteva aggiungere che per rispettare
le dimensioni del piccolo quadratino basta porre, come riferimento, sotto la
tela il disegno originale;
la descrizione
dell’esecuzione del punto chiaro, a pag. 26 manca dell’indicazione del
fondamentale primo punto di appoggio che segna con precisione l’altezza del
punto chiaro che può variare secondo il motivo. Non concordo quindi
assolutamente con l’indicazione: “fare un punto festone un po’ lento”;
potrei procedere per molti
altri punti ma concludo osservando che non sempre vi è cura nelle
illustrazioni. Alcune parti, pur dovendo essere uguali, sono state eseguite
probabilmente da persone diverse e ciò non trasmette buona impressione. Mi
riferisco, giusto per fare un paio di esempi, alla pagg. 44 e 45 (esecuzione dei gruppetti), mi riferisco
alle pagg. 70, 71 dove la realizzazione del primo motivo, nell’esecuzione, è diversa
dalla spiegazione.
Il prezzo di copertina, pur essendo giustificato dall’eleganza della confezione, mi sembra un po’
troppo alto per il contenuto.
Redatto da Bianca Rosa Bellomo
A proposito della ristampa
anastatica del libretto di disegni per pizzi ad aemilia ars edito nel 1909 da
Cleofe Mingarelli Ricci, si sostiene nella precedente recensione che questo
“accrescerà ancora di più la confusione sull’argomento”, e l’autrice
aggiunge : “Siamo ben lontani dall’idea che io ho della Aemilia Ars,
non abbastanza difesa nella sua tradizione e purezza”.
Come è ben risaputo, nell’Aemilia ars il disegno ornato e il geometrico
convivevano ed erano ambedue rappresentativi del risorto pizzo bolognese, e se
la fortuna della Cooperativa Aemilia Ars Ricami e Merletti si deve anche agli
splendidi motivi disegnati da artisti come il Rubbiani, è vero che, terminato
l’apporto di quei disegni, la tradizione tornò sui motivi geometrici, su
quelle che in bolognese si
chiamavano le “stelline migliars” che ogni ragazza inseriva nel proprio
corredo.
Lo stesso Rubbiani, firmando insieme alla contessa Cavazza l’invito alle
“signorine lavoratrici” a frequentare il “Piccolo corso di
perfezionamento” scriveva che questo aveva lo scopo di “mettere in grado non
solo di eseguire con buona perfezione i
disegni geometrici del consueto repertorio Aemilia
Ars, come quadri, bordini, ecc., ma anche disegni più liberi, ornamentali
ed artistici, che sempre più sono richiesti nelle commissioni dalla nostra
clientela estera e nazionale”.
Eravamo nel 1912. Già da otto anni nei programmi della scuola professionale
femminile Regina Margherita, a Bologna, era insegnato il “merletto a punto
antico Aemilia Ars”. La “purezza” di quel merletto non consiste in questo
o in quel genere di disegni (ornato o geometrico), ma nella codificazione
di tecniche precise per la
realizzazione del merletto. Con grande intelligenza la contessa Cavazza, stabilendo rapporti organici con diverse
scuole professionali e con singole maestre, si adoperava per diffondere il più
possibile la conoscenza di quelle tecniche, lasciando anche grande libertà alle
maestre, che spesso lavoravano sia per la sua cooperativa che in proprio.
Cent’anni fa centinaia di disegni prodotti da queste maestre e riprodotti da
semplici ricamatrici, da donne di casa e da ragazze che si preparavano il
corredo circolavano ovunque ed erano rielaborati con grande autonomia, come
dimostra anche il libretto di Cleofe Mingarelli Ricci.
Quel libretto, che si trova ancora sulle bancarelle dei mercatini, è esempio di
questa tradizione popolare, viva e vitale a Bologna e in provincia, affidata a
ricamatrici attive fino a pochi anni fa.
Se la contessa Cavazza riteneva che
la maggiore libertà e la più ampia diffusione delle tecniche di esecuzione
dell’Aemilia ars avrebbero giovato anche alla sua cooperativa, dal momento che
nel confronto e nella libertà la sua scuola non aveva niente da temere, perché
cent’anni dopo si sostiene che la diffusione di quelle tecniche produce ‘confusione’?
Perché così qualcuno può ergersi a difensore della ‘purezza’, come fa,
con grande disinvoltura, l’autrice della recensione, che, da membro autorevole
di una scuola di ricamo bolognese, si arroga il diritto di attribuire i voti
alle altre scuole di ricamo. La sua “purezza” si
esprime sostanzialmente nell’assegnare a se stessa e alla scuola che
rappresenta il ruolo di un giudice che non è al di sopra delle parti.
Ci mancherebbe altro che la vitalità della tradizione dell’Aemilia
ars, così radicata da più di un secolo nell’esperienza di tante donne
emiliane – ma questo vale per la diffusione della cultura in ogni campo –
dovesse passare per un imprimatur che ne attesti il grado di “purezza”
magari in rapporto con la consuetudine con i vecchi pizzi di un circolo di
aristocratiche signore!
Redatto da Associazione "Il punto antico"
Redatto da Stefania
Redatto da Luisa
Redatto da Stefania
Bellissimo libro dedicato al reticello da una grande maestra di questa tecnica. Il libro spazia dal material necessario (molto ben dettagliato), alle nozioni di base (esecuzione della rete, punto quadro, punto rammendo, cordoncino, punto festone e punto vapore), alla preparazione della rete. Seguono le schede tecniche di 15 diversi riempimenti di difficolta' crescente, per ciascuno dei quali sono fornite dettagliate spiegazioni e schemi esecutivi. Al termine del libro viene presentata una ricca raccolta di foto dei bellissimi lavori delle allieve di Maria del Popolo, che possono essere utilizzate come spunto per ulteriori elaborazioni: quasi tutti i motivi fotografati sono riconducibili a quelli spiegati nei capitoli tecnici. Il libro e' rivolto a chi ha almeno le basi di questa tecnica che, essendo molto complessa, non puo' essere spiegata in maniera esaustiva in un testo.
Redatto da MariaRosaria
Virginia Bonfiglioli Chiavegato si dedica da una vita al
merletto ad ago di Bologna; da un certo numero di anni, è diventata
protagonista anche nel suo insegnamento, che ha portato avanti non solo
nell’ambito dell’Associazione “il Punto Antico” di San Giovanni in Persiceto, ma anche in numerose manifestazioni.
Ricordiamo in particolare la mostra “Aemilia Ars 1898-1903 – Arts and Crafts”
a Bologna, nel 2001, lo stage presso la Biennale Internazionale del Merletto di
Sansepolcro nel 2002, il corso tenuto in occasione della 1a edizione di
“Italia Invita” a Rimini, nel 2003.
Il libro, per l’estrema chiarezza degli schemi e delle
spiegazioni, cosa estremamente rara a questo livello nel panorama della
pubblicistica italiana, è certamente un must, a mio avviso non solo per le
appassionate di merletto ma anche per coloro che desiderino tentare la strada
del ricamo a reticello. Le tecniche infatti sono molto simili, sia pure con una
differenza fondamentale (nel reticello la base di lavoro è il tessuto
opportunamente sfilato, nel merletto qui presentato non c’è tessuto, si
lavora a partire da un’architettura di fili costruita con l’ago e poi si
attacca il merletto finito al tessuto).
Dpo une breve premessa storica e bibliografica, si passa
subito al concreto: alcune pagine per spiegare come si prepara il lavoro e
alcune tecniche di lavorazione (queste ultime, non immediatamente chiare ad una
prima lettura, si rivelano preziosissime quando si inizia a lavorare). Poi si
passa agli schemi tecnici, a mio avviso estremamente chiari perché mostrano
proprio l’ago ed il filo con tutto il suo percorso, dove si entra e dove si
esce, davvero notevole!
La terza parte del libro è dedicata alle proposte di
lavoro, ordinate secondo un livello di difficoltà crescente (che suggerisco
vivamente di seguire, rende davvero tutto più facile!). Per ogni lavoro, si
propone il disegno, uno schema tecnico che mostra dove e come fare i punti di
appoggio necessari per il lavoro ed un terzo schema numerato in cui ad ogni
numero corrisponde un passaggio della lavorazione, più una spiegazione
dettagliata che segue la numerazione stessa.
In coda al libro, poche, splendide fotografie di lavori
eseguiti.
Conclusione: un libro non troppo pubblicizzato, che si
caratterizza per la sua estrema attenzione al metodo didattico e agli schemi di
lavoro, a differenza di molti libri italiani, pieni di belle foto ma
assolutamente carenti sul piano delle spiegazioni; un libro che permette davvero
di avvicinarsi a questa piacevolissima tecnica. Provare per credere…
Redatto da Alessandra di Merletto Italiano
Libro di 111
pagine seguite da alcune pagine fotografiche a colori, legatura cartonata.
Si tratta di un
manuale che spiega nei minimi dettagli come si eseguono i merletti ad ago,
iniziando con esempi molto semplici, e procedendo via via in un crescendo di
difficoltà. Ogni esempio consiste in due pagine: una di disegni: il modello in
dimensioni reali, il disegno con i punti d’appoggio che bisogna eseguire, poi
il disegno coi numeri dei vari passaggi, minuziosamente spiegati nella pagina a
fronte. In totale, consta di 34 progetti, in buona parte combinabili per
eseguire bordi o inserti.
La trattazione è
preceduta da una breve introduzione storica e dall’illustrazione dei punti
fondamentali.
A mio giudizio si
tratta di un libro molto valido per le persone che decidono di apprendere
questa tecnica, soprattutto se non hanno a disposizione un’insegnante.
Redatto da Silvia
Libro in brossura
con copertina leggera, di grande formato.
Dopo una breve
prefazione, il libro consiste nell’edizione anastatica con riduzione del
formato del libro omonimo, pubblicato nel 1929.
La prima parte consiste
in una dotta prefazione di Elisa Ricci, che illustra la storia e le
caratteristiche dei merletti dell’Aemilia Ars (8 pagine). Successivamente, il
libro consta in una raccolta di tavole fotografiche, ovviamente in bianco/nero,
suddivise in varie parti: Interpretazione a punto ad ago di tutti i disegni di
A. Passerotti, Copie fedeli di antichi esemplari, Applicazioni moderne di
antichi disegni, Lavori eseguiti su disegni originali. Le ultime pagine sono
rappresentate dalle note illustrative delle singole tavole (piuttosto scomode
da consultarsi, a onor del vero).
Redatto da Silvia
Pubblicazione recente, in italiano e inglese, presentata
nell’ambito della seconda edizione del Forum Internazionale del Merletto
e del Ricamo “Italia Invita”, il cui tema era “I bordi”. Contiene le
spiegazioni complete e dettagliate per realizzare il bordo presentato
dall’Associazione “Il Punto Antico” alla manifestazione.
Dopo una breve premessa di carattere storico e la presentazione del bordo, si
passa alle spiegazioni sulle varie fasi di preparazione del lavoro e a quelle,
molto dettagliate, dei punti di base, corredate da fotografie che illustrano i
vari passaggi. Si passa poi alla lavorazione del bordo, divisa in più moduli
lavorati separatamente. Il metodo seguito in questo caso è lo stesso del libro
precedente: oltre al disegno, sono presenti uno schema tecnico che mostra come
dare i punti di appoggio ed un secondo schema numerato, in cui ad ogni numero
corrisponde un passaggio della lavorazione, più una spiegazione dettagliata dei
vari passaggi.
Conclusione: non è un libro da principianti, però una ricamatrice che
abbia già un minimo di familiarità con i punti festone e cordoncino e magari
con l’intaglio (mi riferisco alle barrette, al lancio dei fili, ecc.) può
provarci, con un po’ di buona volontà. A mio avviso, può in qualche modo
considerarsi un seguito del libro precedente, confezionato da chi ha conosciuto
ed apprezzato il lavoro della signora Bonfiglioli e quindi seguendo in una certa
misura lo stesso metodo.
Redatto da Alessandra di Merletto Italiano