Visitatori:
Torino non è dietro l’angolo, Vinovo neppure.
Ci si va perché ci si vuole andare e si è visto quante
persone hanno voluto farlo: quasi
3000 tra il tardo pomeriggio del 23 maggio e le 8 di sera del 25.
È piovuto come da tempo non accadeva: tre giorni di acqua
a volte così furiosa che le grondaie non trattenevano. Dal cortile interno,
sotto il porticato protetto da vetrate, ogni tanto si guardava in su forse anche
con un po’ di preoccupazione.
La pioggia non ha allontanato, direi invece che ha raccolto
e ha contribuito a creare un clima di solidarietà reciproca che ha scaldato il
cuore. Sorridendo tra me e me, osservavo il continuo flusso di persone che
arrivavano da tanti luoghi, vicini e più lontani. Un ricamo, un ricordo. Un
merletto, un ricordo. – Anche mia suocera… - Mia
madre…
Persone di una certa età che facevano il giro due volte senza
preoccuparsi ..della preoccupazione delle figlie: - Ma non sei troppo stanca,
mamma?
Mariti con carrozzine al seguito.
La fila, fuori dal castello, era ordinata e paziente. Buona
organizzazione, attenta a piccoli ma importanti particolari. Bonsai e decori
floreali. Fiori in ogni stand, con colori che si accordavano ai colori, blu e
giallo, di Torino e di Vinovo. Musica. Di quella
vera, dal vivo. Suono di arpa. Suono di pianoforte. Un canto. Tra gli stand ogni tanto giravano, disinvolte e comprese nella parte,
persone in costumi del 700. Fanno parte dell’associazione “Campo
dell’arte”
Damine con il neo al punto giusto cui - permettetemi un
po’ di orgoglio bolognese - abbiamo scattato una fotografia con un nostro
ventaglio, gentiluomini che, indossata la giacca, le calze bianche e gli
scarpini , avevano perfino cambiato il modo di camminare e di stare eretti.
L’abito fa…
Nei saloni interni imperava, nobile ma semplice padrone di
casa, il bandera, ma erano presenti tante altre tecniche, dal Piemonte e
da altre regioni. Creatività e
fantasia. Pannelli e altri oggetti a tecnica mista, vere opere d’arte.
Giardini ricamati così vivi da voler essere lì, entrare quasi nella stoffa,
sotto un pergolato di glicini, o passeggiare vicino ad un gruppo di ortensie da
accarezzare con mano leggera. Voglia di ricreare un angolo di serenità dove
rifugiarsi, immersi nel profumo della lavanda. Merletti bianchi o ecru, di varia
tecnica, uncinetto sottilissimo, ago, tombolo, ricami, colorati o bianchi su bianco con l’impressione di
un rilievo, ricamo di Luneville, retini, reticelli perfetti, sfilati e ricamo su organza portato da gentili signore che mi hanno
ricordato il bellissimo luogo dove sono nata, Imperia. Si cerca sempre qualcosa
di sé in tutto quello che ci circonda. Ho visto finalmente a colori i ricami di
Lanzo, vivaci e allegri. Avevo cercato tante volte di immaginarli ma
l’impressione dal vivo è sempre un’altra cosa.
Due donne in costume popolare, di una austerità ed
eleganza particolare, abito nero e cuffia bianca,
recavano vassoi con dolci locali ed anche in qualche stand venivano
offerti dolcetti e biscotti. Buona idea da tenere presente.
La conferenza di Consolata di Pralormo sul bandera ha fatto risuonare corde
pronte a vibrare. Riprendere un antico ricamo o un antico merletto vuol dire
studiare, cercare, individuare con precisione tecnica e disegni: l’una non può
stare senza gli altri e viceversa. Codificare. Concordo su tutto. È come avere
regole di base, che non ingabbiano ma sostengono. Regole con cui però si può
costruire all’infinito.
Un filmato ha ricordato in modo chiaro e sintetico la
storia del bandera, nato per
proteggere o foderare stoffe
preziose o sciupate dal tempo. Ma anche il bandera – riconosciuto a sua
volta prezioso - veniva protetto.
E da quella che mi sembrava
essere una cappelliera –ma forse era una borsa come quella di Mary Poppins-
sono uscite stoffe che ricoprivano questi bei ricami colorati. Sono
usciti anche disegni e ricami incominciati, montati su telaio, dedicati al castello che ci ospitava o ad un altro palazzo
che non ricordo. Si è parlato anche della preziosa ceramica di Vinovo e di una
speranza di rinascita, o almeno ho capito così. Sono in un periodo in cui
vorrei che molte altre belle cose rinascessero…. E rinascessero come si deve!
Ci siamo divertite, abbiamo parlato e scambiato idee e opinioni. Abbiamo imparato. Cosa si può volere di più?
Redatto da Bianca Rosa Bellomo
Associazione culturale "I merletti di Antonilla Cantelli"