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Ultimo aggiornamento: 18/09/2008
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Home-> Reportage-> Maggio 2008 a Vinovo

Vinovo: fili magici

 

Torino non è dietro l’angolo, Vinovo neppure.
Ci si va perché ci si vuole andare e si è visto quante persone hanno voluto farlo: quasi 3000 tra il tardo pomeriggio del 23 maggio e le 8 di sera del 25.
È piovuto come da tempo non accadeva: tre giorni di acqua a volte così furiosa che le grondaie non trattenevano. Dal cortile interno, sotto il porticato protetto da vetrate, ogni tanto si guardava in su forse anche con un po’ di preoccupazione.

La pioggia non ha allontanato, direi invece che ha raccolto e ha contribuito a creare un clima di solidarietà reciproca che ha scaldato il cuore. Sorridendo tra me e me, osservavo il continuo flusso di persone che arrivavano da tanti luoghi, vicini e più lontani. Un ricamo, un ricordo. Un merletto, un ricordo. – Anche mia suocera… - Mia madre…
Persone di una certa età che facevano il giro due volte senza preoccuparsi ..della preoccupazione delle figlie: - Ma non sei troppo stanca, mamma? 
Mariti con carrozzine al seguito.

 

La fila, fuori dal castello, era ordinata e paziente. Buona organizzazione, attenta a piccoli ma importanti particolari. Bonsai e decori floreali. Fiori in ogni stand, con colori che si accordavano ai colori, blu e giallo, di Torino e di Vinovo. Musica. Di quella vera, dal vivo. Suono di arpa. Suono di pianoforte. Un canto. Tra gli stand ogni tanto giravano, disinvolte e comprese nella parte, persone in costumi del 700. Fanno parte dell’associazione “Campo dell’arte”

Damine con il neo al punto giusto cui - permettetemi un po’ di orgoglio bolognese - abbiamo scattato una fotografia con un nostro ventaglio, gentiluomini che, indossata la giacca, le calze bianche e gli scarpini , avevano perfino cambiato il modo di camminare e di stare eretti. L’abito fa…
Nei saloni interni imperava, nobile ma semplice padrone di casa, il bandera, ma erano presenti tante altre tecniche, dal Piemonte e da altre regioni. Creatività e fantasia. Pannelli e altri oggetti a tecnica mista, vere opere d’arte. Giardini ricamati così vivi da voler essere lì, entrare quasi nella stoffa, sotto un pergolato di glicini, o passeggiare vicino ad un gruppo di ortensie da accarezzare con mano leggera. Voglia di ricreare un angolo di serenità dove rifugiarsi, immersi nel profumo della lavanda. Merletti bianchi o ecru, di varia tecnica, uncinetto sottilissimo, ago, tombolo, ricami, colorati o bianchi su bianco con l’impressione di un rilievo, ricamo di Luneville, retini, reticelli perfetti, sfilati e ricamo su organza portato da gentili signore che mi hanno ricordato il bellissimo luogo dove sono nata, Imperia. Si cerca sempre qualcosa di sé in tutto quello che ci circonda. Ho visto finalmente a colori i ricami di Lanzo, vivaci e allegri. Avevo cercato tante volte di immaginarli ma l’impressione dal vivo è sempre un’altra cosa.
Due donne in costume popolare, di una austerità ed eleganza particolare, abito nero e cuffia bianca, recavano vassoi con dolci locali ed anche in qualche stand venivano offerti dolcetti e biscotti. Buona idea da tenere presente.

La conferenza di Consolata di Pralormo sul bandera ha fatto risuonare corde pronte a vibrare. Riprendere un antico ricamo o un antico merletto vuol dire studiare, cercare, individuare con precisione tecnica e disegni: l’una non può stare senza gli altri e viceversa. Codificare. Concordo su tutto. È come avere regole di base, che non ingabbiano ma sostengono. Regole con cui però si può costruire all’infinito.
Un filmato ha ricordato in modo chiaro e sintetico la storia del bandera, nato per proteggere o foderare stoffe preziose o sciupate dal tempo. Ma anche il bandera – riconosciuto a sua volta prezioso - veniva protetto. E da quella che mi sembrava essere una cappelliera –ma forse era una borsa come quella di Mary Poppins- sono uscite stoffe che ricoprivano questi bei ricami colorati. Sono usciti anche disegni e ricami incominciati, montati su telaio,  dedicati al castello che ci ospitava o ad un altro palazzo che non ricordo. Si è parlato anche della preziosa ceramica di Vinovo e di una speranza di rinascita, o almeno ho capito così. Sono in un periodo in cui vorrei che molte altre belle cose rinascessero…. E rinascessero come si deve!

Ci siamo divertite, abbiamo parlato e scambiato idee e opinioni. Abbiamo imparato. Cosa si può volere di più?

Redatto da Bianca Rosa Bellomo

Associazione culturale "I merletti di Antonilla Cantelli"