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Home-> Protagoniste-> Elisa Ricci: biografia Ultima modifica: 15/03/2006

Seguendo Elisa Ricci

Da alcuni anni, percorrendo la via del merletto, mi sono imbattuta in Elisa Ricci e ho incominciato ad indagare su di lei dopo essermi accorta che, pur essendo continuamente citata in pubblicazioni specializzate, non si sapeva quasi nulla della sua vita.

Di Elisa Ricci sono ben note alcuni importanti testi: ricordiamo i volumi Antiche Trine Italiane, Trine ad ago(1908), Trine a fuselli (1911),  Old Italian Lace (1913), una seconda edizione delle Trine ad ago (1914), La Casa (1921) e Ricami italiani antichi e Moderni (1925).

Ricordiamo anche che, tra il 1909 e il 1910, curò, presso l’Istituto Italiano di Arti Grafiche, Bergamo, la ristampa di cinque antichi libri di modelli (Federico Vinciolo, I singolari e nuovi disegni per lavori di biancheria, Parigi 1606; Giovanni Ostaus, La vera perfectione del disegno per punti e ricami, Venezia 1561;Alex Paganino, Il Burato: libri de Recami, senza data, (1909); Giovanandrea Vavassore detto Guadagnino, Opera Nuova Universale intitolata Corona di Ricami, Venezia, senza data; Giovanandrea Vavassore detto Guadagnino, Esemplario di lavori: che insegna alle donne il modo e l’ordine di lavorare,1531 (1910))  e che, nel 1931, per la Hoepli,  pubblicò  Mille Santi ne l’Arte : il testo è presente in molte biblioteche d’arte e, con le sue 700 illustrazioni, rimane ancora oggi un valido punto di riferimento.

Non parlerò qui  della bibliografia che sto cercando di ricostruire e che si sta rivelando vasta e al di là delle aspettative. Voglio invece raccontare e spiegare perché è importante seguire Elisa Ricci e continuare a studiare su di lei: fu persona che ebbe la vita segnata da grandi sentimenti, amore per l’arte e amore per il proprio paese, inoltre, per nascita, per ambiente, per matrimonio, per i vasti interessi e le conoscenze Elisa si trovò spesso in posizione privilegiata per lo studio delle arti applicate.

È dunque, e lo sarà ancora per molto tempo, un’ottima guida  per capire ed approfondire quel meraviglioso periodo che vide la rinascita delle arti femminili.

La giovinezza. Milano

Elisa nacque a Mantova nel 1858 da Giuliano Guastalla e Tarquinia Massarani. Entrambi i genitori parteciparono attivamente al Risorgimento italiano. Giuliano combattè nel 1848 mentre Tarquinia, assieme ai suoi fratelli, partecipò al movimento di liberazione della Lombardia del 1853.  

Nel 1860 la famiglia si trasferì a Milano.

La passione per i ricami e i merletti vennero ad Elisa dalla madre che, come tutte le brave signore d’allora, provvedeva al corredo di famiglia e sapeva bene lavorare con l’ago. Quando Elisa aveva 15 anni la madre morì e forse, occuparsi di merletti e ricami, fu un modo per ravvivare il ricordo di una persona che tutti descrivono buona, brava, dolce, forte, coraggiosa.

La  posizione del padre, famoso avvocato,  introdusse la giovane ragazza nella buona società milanese mentre, attraverso contatti famigliari, avvenne la conoscenza delle sorelle Amari: Carolina e Francesca.  Erano le figlie di Michele Amari, patriota e storico, amico di Tullo Massarani, cugino di Tarquinia, personaggio eclettico ed erudito, oltre ad essere stato lui stesso patriota.

La buona conoscenza delle sorelle Amari, esperte in ogni tipo di ricamo e merletto, ci può far immaginare il continuo scambio di informazioni tra queste persone, tutte di gran rilievo. Carolina Amari era una grande tecnica, aiutò molte scuole, alcune le fondò: ricordiamo la scuola di Trespiano e ricordiamo che lavorò per qualche tempo, facendo viaggi  allora impegnativi, nella scuola di ricami e merletti di New York, fondata da Florence Colgate per le immigrate italiane. Francesca, anch’essa molto brava anche se meno nota, faceva molta beneficenza e fu crocerossina durante la prima guerra mondiale. Per l’aiuto dato ad Elisa, nella redazione del libro, viene esplicitamente ringraziata nell’introduzione al volume sulle Trine ad Ago. Inoltre alcune illustrazioni riportano pezzi appartenenti alla collezione Amari.

Il primo marito: Alberto Errera. Venezia, Bruxelles, Napoli

Verso il 1877 (la data esatta del matrimonio mi è ancora sconosciuta.) Elisa sposò Alberto Errera, veneziano, studioso di economia e statistica, che dal 1874 si trovava a Milano. Subito dopo, con il marito,  si trasferì a Napoli dove rimase fino alla morte di questi, avvenuta nel 1894.

Alberto Errera è noto per aver pubblicato nel 1880 Il manuale delle piccole Industrie. In questo piccolo libretto vengono passate in rassegna molte piccole industrie del tempo. La parte sui merletti è trattata con la competenza che può derivare solo da seri studi e ricerche molto accurate. Alberto Errera si occupò a lungo delle piccole industrie: ci rendiamo conto che, quando, dopo molti anni, Elisa incominciò a dedicarsi in modo professionale all’argomento aveva una ben solida base, aveva, a portata di mano, notizie precise e  sapeva quali strade percorrere.

Attraverso il marito, di importante famiglia veneziana, Elisa, pur abitando a Napoli,  ebbe modo, nei frequenti viaggi a Venezia, di seguire direttamente l’evolversi della scuola di Burano e di altre scuole o manifatture sparse nella laguna veneta. Ma c’è di più. Un cugino del marito, Giacomo Errera, dopo aver sposato Maria Oppenheim, figlia di un importante banchiere belga, viveva con la famiglia a Bruxelles.  Le famiglie di Giacomo e Alberto si frequentavano con assiduità  e molti interessi erano comuni. È abbastanza singolare poi che un figlio di Giacomo, Paul, si fosse sposato con Isabella Goldsmith, nata a Firenze, ben nota con il nome Isabella Errera per essere una grande esperta di tessuti (ricordiamo il suo Catalogne d’Étoffes anciennes et modernes,pubblicazione dei Musées Royaux des arts Décoratifs e  la Collection de Broderies anciennes) e non solo. Il suo campo di studio e di collezione comprendeva, oltre ai tessuti, anche merletti e ricami.

Venezia e il Belgio. Non male come esperienze se ci si vuole occupare di merletti!

Il periodo napoletano, anche se non molto felice per una grave malattia del marito, portò Elisa ad una buona conoscenza dell’ambiente intellettuale cittadino e di molte e varie personalità. Il salotto Errera viene ricordato come uno dei salotti più colti della città: si parlava di musica, di arte, di filosofia, di patria, e di passate lotte per la libertà. Alberto Errera stesso era stato un patriota e aveva lottato per l’annessione del Veneto all’Italia. Venne incarcerato dagli austriaci per più di due anni (dal 1864 al 1867) e conobbe le  prigioni di Venezia, di Graz, di Lubiana.

Risale sicuramente agli anni napoletani l’incontro di Elisa con Gioacchino Toma, patriota anch’egli ma, soprattutto, pittore. In uno dei suoi articoli Elisa ricorda il Toma come persona buona che desiderava spesso far del bene. Sua la raccolta di tavole: Merletti napoletani a piombini a punto legatore, disegnate per essere immediatamente utilizzate sul tombolo. Ho cercato per lungo tempo una copia di queste tavole senza pensare che proprio l’immediato utilizzo era stato causa della loro sparizione. Seguendo Elisa negli ultimi anni della sua vita a Torino, curiosando tra libri ed archivi, sono riuscita a scoprire dove si nasconde una copia.  Si trova in una biblioteca che raccoglie libri dell’unica persona che non utilizzò le tavole: la regina Margherita, grande appassionata di merletti, che ebbe dalle stesse mani del Toma il dono.

C’è ancora di più. Seguendo Elisa mi sono occupata di Alberto Errera e sono, per così dire, inciampata in alcune lettere scambiate con Sir Henry Layard. Affascinante la vita di Layard: una giovinezza spesa in scavi archeologici di grande rilievo, una maturità vissuta tra l’Inghilterra e Venezia dove collezionò notevoli opere d’arte.

Il Layard partecipava attivamente alla vita economica della città: si associò ad una famosa vetreria cercando di contribuire al rilancio dell’arte vetraia, e, seguendo gli interessi della moglie, Lady Layard, cercò, nel 1870, di far rinascere anche l’industria dei merletti (Si veda Vittorio Stringer, L’industria dei merletti nelle campagne, 1893,  pag. 19, in nota). Non  vi riuscì ed è ben noto che, invece, l’impresa riuscì a Paulo Fambri e alla contessa Andriana Marcello, due anni più tardi, nel  1872. Un grande sostegno arrivò dalla regina Margherita.

Lady Layard si occupò a lungo di merletti. Lo testimonia la traduzione (nel frontespizio del libro, subito sotto il nome dell’autore si legge: Traslate  by Lady Layard) del testo di Urbani di Gheltof, A technical history of the manufacture of Venetian Lace (Venice-Burano), Venezia 1888. Lo testimoniano molte pagine del suo diario che, da poco, si può leggere in rete a cura di “The Armstrong Browning Library of Baylor University”.

Il secondo marito: Corrado Ricci. Milano, Firenze, Roma

Dopo la morte di Alberto Errera Elisa ritornò a vivere a Milano.

Non credo che pensasse a risposarsi: molto aveva sofferto per la malattia del primo marito. A Milano ritrovò la pace e tanti amici. La sua vita era piena: circondata dall’affetto di molti, frequentava salotti, vedeva scrittrici e poetesse, assisteva a concerti, viaggiava, aveva molti interessi… Ma il destino, imprevedibile, fece sì che attraversasse la sua strada Corrado Ricci.

Corrado Ricci era arrivato a Milano nel dicembre del 1898 per dirigere la Pinacoteca di Brera. Era colto, capace, cordiale, allegro. Era anche pieno di entusiasmo, aveva idee e sapeva di avere la capacità di realizzarle.  Brera si rinnovò e fu pari, nell’organizzazione e nelle collezioni, ai grandi musei  d’Europa.

Corrado ed Elisa avevano molto in comune. Amore per la bellezza, per l’arte dunque, e amore verso il paese, che si manifestò, da parte del Ricci, non con battaglie vere e proprie ma con lotte e fatiche e tanto lavoro per la conservazione e la difesa delle bellezze naturali ed artistiche.

Nel marzo del 1900, il 14, si sposarono e per tutti e due, che pur avevano già 42 anni, incominciò una vita straordinaria. Da Milano si trasferirono a Firenze: qui il Ricci, nella città d’arte per eccellenza, riordinò le Gallerie. Poi Roma, dal 1906: il Ricci era stato nominato Direttore Generale delle Belle Arti. E, nel frattempo, organizzazioni di mostre, come quella famosa d’Antica Arte  Senese (1904), e riordinamenti di musei, come quello di Volterra o San Gimignano. Sempre insieme.

Sono convinta che, senza Corrado Ricci, non ci sarebbe stata una Elisa scrittrice. Il primo importante articolo, firmato con lo pseudonimo Aracne, uscì sulla rivista «Emporium», 1904 e trattava della mostra al cui allestimento aveva collaborato: Stoffe e merletti alla mostra d’antica arte senese. Per curiosità ricordiamo che sul volume, del 1908, Trine ad ago, il bel blu della rilegatura è ravvivato dall’impressione, in oro, dell’immagine di un merletto che era stato proprio esposto a Siena.

Probabilmente attraverso Corrado Ricci, nato e cresciuto nella quieta e bella Ravenna, Elisa venne a contatto con una grande sostenitrice delle Industrie Femminili Italiane: Maria Pasolini Ponti che, tra l’altro, aveva fondato, alla fine dell’ottocento, una scuola di merletto a Tombolo a Coccolia (paesino presso Ravenna).

Nel periodo trascorso a Firenze conobbe Amelia Rosselli: nella Collana delle giovani italiane, diretta da Amelia Rosselli, Elisa pubblicò nel 1921  La Casa e, nel 1925, Ricami italiani antichi e moderni.  Da Sansepolcro a Firenze il passo non è poi così lungo e ci fu la conoscenza con le Sorelle Marcelli, vere artiste del merletto a fuselli. I merletti di Sansepolcro devono molto ad Elisa Ricci che, si diceva, aveva tutto e dava tutto. Diede anche alle Marcelli bei disegni, fece fare un campionario pratico, parlò di loro a tutte le persone che conosceva.

Sempre tramite il marito, che aveva studiato a Bologna, dove era stato ben accolto nei salotti della città, ci fu l’incontro con la Contessa Cavazza, che seguiva i ricami e i merletti dell’Aemilia Ars. Tra Elisa Ricci e Lina Cavazza, fin dai primi anni del ‘900 ci fu uno scambio continuo di informazioni, di discussioni, di prestiti di merletti, di consigli, di aiuti. Quando, nel 1929, uscì il testo Merletti e Ricami dell’Aemilia Ars, repertorio e guida di una manifattura unica, l’introduzione era firmata da Elisa Ricci.

Molte altre opportunità si presentarono: si segnalano articoli su «Emporium», su  «Rassegna d’Arte», su «Arte Italiana decorativa e industriale», e su altre riviste del tempo, si segnala una fruttuosa collaborazione con l’Istituto Italiano di Arti Grafiche di Bergamo che già stampava collane seguite da Corrado Ricci (famosa la serie dell’Italia Artistica). 

Roma, sede delle Industrie Femminili Italiane e punto di riferimento per molte associazioni e manifatture, costituiva un osservatorio privilegiato per seguire l’evolversi dell’artigianato artistico e da Roma vennero anche fatti, per il lavoro del marito, numerosi viaggi che portarono a conoscere capillarmente tanti piccoli e sperduti paeselli. Quello che Elisa conobbe non l’imparò solo sui libri ma anche, soprattutto, per esperienza diretta.

Gli ultimi anni. Torino

Alla morte del marito, nel 1934,  Elisa andò a vivere a Torino presso la sorella Lidia. Dopo una vita straordinaria accanto ad una persona speciale era rassegnata ad una vecchiaia forse triste ma serena in una bella città accanto alla amata sorella. In estate poi c’era una piccola casetta sulle colline, a Pino Torinese, dove il caldo della città arrivava mitigato. Aveva già qualche difficoltà a muoversi e  aveva portato con sé i suoi libri, compagni fedelissimi dei suoi piccoli studi.

Arrivò il 1938, l’anno delle leggi razziali ed Elisa era ebrea. Piano piano perse piccoli ma importanti diritti, come, per esempio, quello di tenere la radio che tanto le faceva compagnia nella sua grande solitudine. Piano piano, temendo per i suoi libri, incominciò a portarli nella Biblioteca Civica Centrale che era proprio dietro casa. I libri sono rimasti nascosti per tanti anni ed, essendo andati perduti gli inventari, con una certa fatica sono stati portati allo scoperto.

L’elenco dei libri ritrovati fino ad ora si può consultare sul sito della biblioteca

La pagina verrà continuamente aggiornata tenendo presente nuovi ritrovamenti. I titoli dimostrano i vasti interessi, molti libri sono rari e preziosi: un dono bellissimo!

A Torino, al Museo di Palazzo Madama, è stata donata anche una piccola parte della sua collezione di ricami, merletti e tessuti. Non è chiaro dove può essere andato a finire l’immenso materiale iconografico che, da Elisa stessa, viene descritto così: migliaia e migliaia di fotografie di collezioni, di campionari, di quadri…L’unica traccia rimane una lettera,del 1939 scritta, per avere un consiglio sul collocamento di tale materiale, a Zennaro, della famosa manifattura di Rapallo.

Nel dicembre del 1943, quando la campagna razziale inferociva, Elisa e la sorella furono nascoste, come accadde a molti altri ebrei, in una clinica di malattie mentali. Lì morì nel settembre del 1945. Rimane la consolazione che almeno vide la fine della guerra. Rimane la consapevolezza che molto del suo lavoro di rassegna, di confronto, di studio, servirà ancora per tanto tempo. Rimane la speranza di ritrovare ancora tanti doni sotto forma di materiali, di libri, di notizie, di collegamenti.

Redatto da Bianca Rosa Bellomo