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Presentiamo la prima traduzione italiana di un poemetto pubblicato in Francia nel 1661 da Charles de Sercy: la copia originale si trova presso la Biblioteca Nazionale di Parigi. Alcune versioni sono peraltro già disponibili in rete: si tratta di edizioni della fine dell’800 in francese e in inglese. Una versione completa, contenente il testo francese, la traduzione in inglese, bellissima iconografia e il testo dell’editto di Colbert si trova sul sito della Universita' dell'Arizona. L’autore del testo è sconosciuto, ma si tratta di un contemporaneo di Molière, che in effetti ricorda per stile e per contenuti.
In Francia fin dall’epoca del regno di Enrico III, che regnò dal 1574 al 1589, era di moda sia per gli uomini sia per le donne indossare dei capi ornati di merletti che provenivano per lo più dall’Italia (Genova e Venezia) e più tardi anche dall’Inghilterra. L’importazione di tali manufatti, uniti alle sete provenienti dall’Oriente, richiedeva moltissimo denaro che arricchiva i Paesi venditori ed impoveriva la Francia. Sin dall’inizio del ‘600, perciò, furono emanate leggi che proibivano l’importazione di merletti, ricami, passamanerie e altri ornamenti. Queste disposizioni, tuttavia, furono in larga misura disattese. Nel 1660 fu nominato primo ministro Colbert, figlio di un mercante di seta di Lione. Colbert decise di riorganizzare le finanze emanando un editto che ribadiva l’assoluto divieto di importazione di ornamenti sontuosi. Tale testo di legge fu pubblicato alla fine del 1660, poco dopo il matrimonio di Luigi XIV con Maria Teresa di Spagna, matrimonio che si tenne in un contesto di grande lusso.
Il poemetto che presentiamo prende lo spunto dall’editto di Colbert per raccontare con molta ironia il punto di vista dei pizzi e dei ricami, che si trovarono all’improvviso inutilizzati. L’autore immagina che questi ornamenti, sobillati da un merletto “povero” chiamato la Gueuse, abbiano deciso di ribellarsi all’editto dichiarando guerra alla Corte, aiutati da spade e pistole, anche loro - per altri motivi - poste fuorilegge. I rivoltosi schierarono un esercito molto pittoresco che però, appena giunse la notizia dell’inizio dei combattimenti, si ritirò in nascondigli di fortuna. Alcuni dei componenti l’armata ebbero comunque l’ardire di uscire mascherati per raggiungere una festa dove sapevano di trovare le Piume, unici ornamenti ancora ammessi. Chiesero il loro aiuto per domandare a Cupido di intercedere per loro presso la Corte perché l’editto fosse ritirato. Il piccolo dio dell’amore si trovava in difficoltà perché non poteva più utilizzare i suoi normali strumenti di seduzione, ossia i merletti ed i ricami, e fu per questo che acconsentì, riuscendo a liberare gli ornamenti dal divieto di essere esibiti.
Il poemetto presenta in sostanza un interesse storico per chi si occupa di tessili perché menziona i merletti più in voga all’epoca, alcuni dei quali, come il Punto di Ragusa, sono stati del tutto dimenticati.
La traduzione presenta dei limiti: essa non rende la musicalità delle rime e limita il senso del ridicolo, visto che i lemmi francesi usati per designare Ricami e Merletti sono di genere femminile, cosa che nel XVII secolo rendeva ancor più ridicola l’idea che potessero coalizzarsi per muovere guerra alla Corte.
Leggi la traduzione italiana di La rivolta delle passamanerie
Redatto da Silvia